La soia: sicura per le pazienti con precedenti di cancro al seno?

Soia e prodotti a base di soia hanno suscitato parecchie controversie, negli ultimi anni, anche grazie alla disinformazione reperibile su internet. Spesso si leggono articoli che inputano l’insorgenza di cancro al seno al consumo di soia perchè contenente un gruppo di fitoestrogeni chiamati isoflavoni.

Considerato che gli estrogeni possono promuovere la proliferazione di cancro al seno, si tende a supporre che anche i fitoestrogeni possano farlo, ignorando però che nel nostro organismo ci sono due tipi di recettori che li legano: il ricettore alfa ed il ricettore beta.

A differenza degli estrogeni prodotti dal nostro corpo, i fitoestrogeni della soia si legano, principalmente, ai recettori beta. Questa distinzione è fondamentale perchè i due tipi di recettori funzionano in modo diverso, praticamente opposto.

L’attivazione del recettore beta ha un effetto anti-estrogenico che va ad inibire la crescita dei tumori: per questo, secondo la letteratura scientifica, due porzioni di soia al giorno possono stimolare una significativa attivazione del ricettore beta.

Gli effetti dell’estradiolo (il principale estrogeno umano) sulle cellule del seno, sono completamente diversi da quelli dei fitoestrogeni della soia che, invece, hanno effetti anti-proliferativi per i tumori al seno.

La preoccupazione della correlazione tra tumori al seno e consumo di soia è basata, principalmente, su una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Nutririon che ha dimostrato come il principale fitoestrogeno della soia, ovvero la genisteina, possa stimolare la crescita nei tumori dei topi.

Bisogna precisare, però, che l’uomo metabolizza la genisteina e gli isoflavoni della soia in modo completamente diverso dai roditori. Secondo lo studio, la soia aumenta la produzione di estrogeni tra 2o e 150 volte in più nei roditori. La cavia in questione aveva ricevuto una dose di 58 porzioni di soia ed il risultato è stato  un notevole aumento dell’attivazione dei ricettori di tipo alfa.

Questo scenario, non è mai stato verificato sull’uomo ma solo su roditori, per lo più utilizzando quantità di soia che, in proporzione, un uomo non potrà mai assumere.

Una serie di studi scientifici condotti sull’uomo, invece, afferma che una o due porzioni di soia al giorno, sono in grado di attivare i recettori beta diminuendo il rischio tumorale. La soia durante l’infanzia, l’adolescenza e la vita adulta è stata associata, in tutti i casi, ad una diminuzione del rischio di cancro al seno.

Secondo la rivista “Cancer Epidemiology Biomarkers & Prevention“, le donne che hanno consumato più soia durante la loro gioventù presentavano un rischio minore di sviluppare tumori al seno (infatti, nei paesi asiatici, il tasso di insorgenza è nettamente più basso rispetto a quello occidentale.

Tutte queste ricerche, sono state sufficienti per l’American Cancer Society che, dopo aver raccolto una vasta gamma di esperti sul cancro, ha formato le linee guida nutrizionali per i pazienti sopravissuti concludendo che il consumo di soia può avere dei benefici per questa patologia.

Da allora, 5 ulteriori studi sono stati pubblicati e tutti e 5 vanno nella stessa direzione, dopo aver monitorato più di 10.000 pazienti affetti da cancro al seno.

Mettendo insieme tutti i risultati degli ultimi 7 anni, l’assunzione di soia è correlata ad una ridotta mortalità e ad una ridotta recidività di tumori al seno.

 

Per approfondire nella letteratura scientifica:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14729654
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24978400
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3192476/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19318430
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19996398
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2874068/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19221874
https://www.cancer.org/health-care-professionals/american-cancer-society-prevention-early-detection-guidelines/nupa-guidelines-for-cancer-survivors.html